Storia

1958

1958: il decollo

La guerra è un ricordo vicino, ma il 1° gennaio entra in vigore il Trattato di Roma: l’Europa guarda avanti. In Italia un gruppo di riformisti, in seguito fra i protagonisti delle politiche del primo centrosinistra, pensa che all’intervento pubblico serva una strategia, il che implica conoscenze, numeri, misure dei fenomeni, apertura internazionale.

È un periodo di progresso economico e tecnico. In un’Italia che cresce al 5% l’anno è sempre più urgente il riequilibrio territoriale e settoriale: una delle prime missioni dell’IRES, a livello regionale. L’Unione regionale delle Province piemontesi (le regioni saranno istituite nel 1970) crea il primo Istituto regionale di ricerca in Italia.

Ma il 1958 è anche l’anno di Volare e del Gattopardo, due facce dell’Italia di allora e di sempre: rassegnazione e fantasia, fatalismo e innovazione, la mente sussurra il dubbio che nulla può cambiare e il cuore grida che non è vero. L’IRES nasce con questa ambizione: analisi scientifica del contingente ma anche visioni e sguardo in prospettiva.

 
1968

1968: la stagione libertaria

Una crisi congiunturale mette in luce le prime crepe del modello post bellico. Ma una febbre più grande arde al di sotto. Attraversa la società dei paesi sviluppati. Chiede di ripensare ogni gerarchia: quelle economiche e sociali ma anche territoriali e nella scala dei valori. È la rivincita della periferia sul centro, dell’immateriale sul materiale.

L’attuazione delle regioni è una nuova sfida per l’IRES. Cresce l’attenzione allo sviluppo locale e si moltiplicano gli studi per i piani provinciali e delle nuove aree ecologiche in cui è diviso il Piemonte. La programmazione prosegue e temi come inquinamento, depurazione delle acque o difesa idrogeologica indicano che il riequilibrio cui si mira va ormai oltre l’equa distribuzione delle attività produttive e investe insieme economia, società e ambiente.

Ma il modello di sviluppo attuale, come presto la crisi petrolifera metterà in luce, non può durare. È il 1969 quando Siro Lombardini, direttore dell’IRES e non ancora ministro, pubblica “Esplorazione di alternative di sviluppo del Piemonte al 1980”.

 
1980

1980: la stagione liberista

La crisi del modello post-bellico è economica, demografica e culturale. Meno stato e più mercato sembra la soluzione. L’Europa continentale accelera l’integrazione. In Italia, le regioni aprono una nuova stagione di governo locale.

L’IRES assiste la programmazione regionale: localizzazione e dimensione ottima dei servizi (trasporti, parchi, sanità, esercizi commerciali) anche con l’uso di modelli quantitativi, analisi e riorganizzazione dell’occupazione pubblica e di una finanza locale cresciuta, ma spesso in modo caotico. Ed esplora nuove strade: immigrazione straniera, ambiente, qualità della vita, marginalità economica. Nel 1989 “Mercurio e le muse” analizza dimensione e ruolo economico dei consumi culturali, anticipando un filone destinato a un rilevante sviluppo. I risultati non mancano: gestione delle aree protette e depurazione delle acque fanno del Piemonte la regione guida in Italia per alcune politiche ambientali.

 
1990

1990: l’Italia dei sindaci

Maastricht e la fine dell’URSS schiudono il decennio europeo. Ma la volatilità dell’economia globale indebolisce i sistemi fiscali: cresce il debito pubblico. In Italia la pressione fiscale accentua le tensioni Nord-Sud mentre riforma del governo locale e rivolta morale di Tangentopoli innescano una stagione di rinnovamento politico.

La nuova Europa chiede alle regioni politiche integrate e attenzione alle specificità locali. L’IRES partecipa a questa attività progettuale, consolida gli studi sulla crescente immigrazione straniera ed esplora nuove frontiere in campo rurale: rapporto fra loisir e produzione agricola e fra questa e la filiera alimentare, rilancio della vinicoltura dopo lo scandalo del metanolo. Nel 1992, “La viticoltura piemontese tra declino e rinnovamento” anticipa la rinascita di un comparto oggi trainante.

Cresce l’attenzione alla geografia amministrativa e ai suoi costi-benefici: macroregioni, ruolo delle province, frammentazione comunale, residuo fiscale. Nel 1999 “Piemonte oltre il 2000” apre la serie degli studi di scenario IRES.

 
2001

2001: il nuovo secolo

Forti tensioni internazionali, tecnologia e mobilità globale dei capitali rivoluzionano economia e società. Migrazioni di massa e crescita della diversità culturale mettono alla prova la coesistenza nell’Europa allargata.

In Italia, l’onda di rinnovamento di inizio anni ’90 si spegne e la capacità programmatoria delle regioni entra in crisi di fronte a emergenze sempre più pressanti. come le funzioni in campo sanitario.

Intanto l’economia della conoscenza prospetta scenari nuovi che spingono l’IRES all’analisi di tutte le risorse locali: contabilità ambientale, cultura locale, formazione continua. Nuovi osservatori raccolgono e sistematizzano flussi di dati, diffondendoli con siti web dedicati, mentre l’istituto si prepara a festeggiare il primo mezzo secolo di vita.

 
2008

2008: la grande crisi

Il modello di sviluppo post-bellico è ormai in crisi strutturale in tutto il mondo. In Europa la mancanza di unità politica impedisce soluzioni economiche efficaci: si naviga a vista.

In Italia, la crisi della programmazione regionale comporta richieste puntuali che indeboliscono l’attività di ricerca, rendendo più difficile elaborare strategie proprio quando più servirebbero, mentre il rapporto stato-regioni vive un difficile periodo di transizione.

Nel 2013 un rilevante trasferimento all’IRES di fondi e personale di ricerca nel campo sanitario apre un nuovo filone di attività.

 
2017

2017: la rivoluzione digitale

La ricerca di uno sbocco alla lunga crisi spinge verso soluzioni inedite e mette in discussione alleanze consolidate, dall’Europa comune ai trattati militari o di commercio internazionale.

Nel 2016 una nuova legge ridefinisce i compiti dell’IRES includendo valutazione delle politiche e salute. Parte così l’attività di assistenza ai Fondi FSE, FEOGA e FESR. Alla vigilia dei sessant’anni di storia (2018), l’IRES entra in una fase di rinnovamento, anche generazionale.

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