Effetti rurali : valutazione ex-post del PSR 2000-2006 della Regione Piemonte
La politica agricola dell’Unione Europea (PAC) è uno dei fattori più influenti sull’evoluzione del comparto agricolo e del territorio rurale. Essa si basa su due “pilastri”. Il primo pilastro consiste nella tradizionale azione di sostegno diretto ai redditi agricoli, che costituisce tuttora la parte prevalente della spesa e ha sinora operato attraverso sistemi di regole specifiche per i vari comparti. Il secondo pilastro comprende gli interventi di carattere strutturale che, nel corso degli anni, si sono estesi dal comparto agricolo e agroindustriale alle politiche agroambientali e agli interventi di sviluppo rurale.Nel corso degli ultimi venti anni la PAC ha subito diverse riforme, tentando di conciliare il modello di sostegno dell’agricoltura europeo con i meccanismi di liberalizzazione degli scambi internazionali, da un lato, e con le mutate istanze sociali, dall’altro.
La riforma della PAC legata ad Agenda 2000 prende avvio nel 1997 e si consolida nel 1999. Essa nasce dalle esigenze di controllare la crescita della spesa agricola comunitaria in previsione dell’allargamento dell’Unione e di proseguire sulla strada dell’attivazione di politiche compatibili con gli accordi sugli scambi internazionali. Tra gli obiettivi prioritari figurano inoltre la compatibilità ambientale dell’attività agricola, la salvaguardia della salute dei consumatori e l’accrescimento degli standard qualitativi.
Gli strumenti utilizzati sono il rafforzamento degli aiuti diretti disaccoppiati (cioè svincolati dalle quantità prodotte), l’estensione delle misure agroambientali, il sostegno allo sviluppo strutturale dell’agricoltura e del territorio rurale (sviluppo rurale). Agenda 2000 comprende una riforma generale dei fondi strutturali e, per quanto riguarda il mondo agricolo, introduce un’importante novità: le diverse politiche strutturali, prima basate su specifici regolamenti, vengono unificate in un solo momento di programmazione che, a livello regionale, prende la forma del Piano di Sviluppo Rurale (PSR).
Il Piano, infatti, accorpa quanto previsto in precedenti regolamenti strutturali, quali il Regolamento (CE) n. 950/97 per il miglioramento delle strutture agrarie, che comprendeva misure quali i piani di miglioramento aziendale, i programmi di insediamento di giovani agricoltori, l’indennità compensativa in montagna e altre misure, il Regolamento (CE) n. 951/97 per il miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, nonché nei precedenti regolamenti che regolavano le cosiddette misure di accompagnamento della PAC (Regolamenti CEE n. 2078, 2079 e 2080 del 1992, che regolavano rispettivamente le misure agroambientali, il prepensionamento in agricoltura, l’imboschimento di superfici agricole). Il Piano introduce poi nuovi interventi per favorire la selvicoltura e una vasta gamma di misure innovative contenute nell’articolo 33 del Regolamento (CE) n. 1257/1999, miranti alla promozione dell’adeguamento e dello sviluppo nelle zone rurali.
Il Piano, nel suo periodo di azione, ha rappresentato l’intervento più significativo e quantitativamente importante a favore dell’agricoltura e dello sviluppo rurale gestito dalla Regione e dagli enti delegati (province e comunità montane) per le materie loro conferite dalla legge regionale n. 17/99 che è entrata in attuazione a partire dal 1° gennaio 2000.
Contestualmente alla riforma dei Fondi strutturali, l’Unione Europea ha avviato un importante sviluppo delle attività di valutazione delle politiche pubbliche, rendendole obbligatorie per tutte le forme di intervento cofinanziate a livello comunitario. Tale scelta è dettata da due obiettivi della Commissione: da un lato migliorare l’implementazione delle politiche, e dall’altro bilanciare con un’attività di controllo l’attribuzione agli Stati membri di più ampi margini decisionali nella programmazione e nella gestione degli interventi.
Come previsto dal Regolamento (CE) n. 1257/1999 del Consiglio, e come specificato dal Regolamento (CE) n. 817/2004 della Commissione, le autorità responsabili della gestione dei PSR hanno il compito di istituire un sistema di valutazione ex post dei PSR. La valutazione, che deve essere svolta da esperti indipendenti, mira a rendere conto dell’impiego delle risorse, dell’efficienza ed efficacia degli interventi e del loro impatto.
La valutazione ex post del PSR 2000-2006 della Regione Piemonte si è svolta, quindi, secondo le indicazioni normative e metodologiche stabilite dall’Unione Europea. Essa è stata effettuata dall’IRES Piemonte, con il supporto di IPLA spa per quanto riguarda i temi dell’ambiente e delle foreste, in ragione delle rispettive specificità e competenze. I due soggetti sono stati incaricati dalla Regione Piemonte attraverso apposite convenzioni e hanno costituito un unico gruppo di lavoro, coordinato dall’IRES Piemonte e affiancato anche dal supporto informatico del CSI Piemonte.
Essa ha rappresentato una sfida considerevole: si tratta della prima valutazione di tale portata e complessità, realizzata nell’ambito del Piemonte, per quanto concerne lo sviluppo rurale. La sua esecuzione ha messo in evidenza problemi e limiti di natura metodologica e organizzativa, in parte connessi alla struttura particolarmente articolata del Piano, in parte derivanti da una non ottimale disponibilità di informazioni. Essa rappresenta, tuttavia, un prezioso contributo per la futura programmazione e per sviluppare la cultura e la prassi della valutazione nell’ambito della Regione, degli enti locali del Piemonte e degli stakeholders coinvolti dal Piano.
La relazione di valutazione, nella sua versione integrale, è un documento molto ampio e analitico. Per allargare il possibile pubblico dei fruitori, è stata realizzata la presente sintesi. Impostata per consentire una lettura più rapida e agevole, essa riporta gli elementi essenziali emersi dalla valutazione, privilegiando le considerazioni utili per la futura programmazione.


















