L'innovazione sociale in provincia di Cuneo. Servizi, salute, istruzione, casa.
A cura di Luciano Abburrà, Paola Borrione, Renato Cogno, Gianfranco Marocchi
L’innovazione sociale è un tema che incontra un interesse crescente, connesso al tentativo di adeguare le risposte a un contesto sociale in rapida evoluzione; tuttavia non ne esiste una definizione univoca. In questo lavoro si è scelto di considerare interventi che affrontino in modo innovativo problemi irrisolti in campo sociale o diano risposta ad aspirazioni non soddisfatte, in particolare avvalendosi del coinvolgimento dei soggetti beneficiati dall’intervento, attivando nuove risorse in precedenza poco valorizzate, generando nuove forme di relazione, in particolare tra soggetti pubblici e privati e avvalendosi di strumenti finanziari non convenzionali.
Su questa base si è andati alla ricerca di innovazione nella provincia di Cuneo, concentrandosi in particolare su quattro ambiti: salute, welfare, housing sociale e istruzione e formazione. Le esperienze innovative sono state contestualizzate attraverso l’analisi di alcuni indicatori territoriali; ne è emerso un quadro di partenza assai favorevole per la provincia di Cuneo, sia rispetto alle altre province piemontesi, sia rispetto ad altri territori confinanti o comparabili, in particolare per i dati economici e occupazionali, ma anche per le reti di solidarietà familiari, sociali e amicali, oltre che per ambiente e sicurezza, seppur con alcune eccezioni (come l’incidentalità stradale e sul lavoro). Alcuni elementi meno eccellenti, come quelli relativi ai livelli di formazione e istruzione, è possibile riflettano almeno in parte modelli di inserimento professionale specifici e un sistema imprenditoriale/occupazionale imperniato sull’apprendimento sul campo, più che una effettiva debolezza della qualificazione. Ciò non esclude l’esigenza di cambiamenti, ma richiede che sappiano sintonizzarsi con il contesto: più opportunità di qualificazione sul lavoro e di formazione continua potrebbero risultare non meno utili del prolungamento dell’istruzione iniziale.
Rispetto alla salute sono stati esaminati numerosi interventi che interessano ambiti quali la programmazione partecipata, la comunicazione con i pazienti, la continuità assistenziale, l’umanizzazione delle cure, le iniziative di prevenzione, la fruibilità dei servizi da parte dei cittadini più deboli e degli stranieri e molti altri. Sono emersi sicuramente aspetti di grande interesse quali la capacità di coinvolgere ampi partenariati, di trovare coerenza tra le analisi dei problemi di maggiore rilevanza e gli interventi su cui investire; si sono individuati alcuni casi di significativo coinvolgimento della società civile nell’innovazione sanitaria. Si sono rilevati anche alcuni aspetti potenzialmente critici, tra cui il rischio che l’innovazione, in particolare in ambito di prevenzione, sia ancor più marginalizzata dalle restrizioni dei budget sanitari e il fatto che le Aziende identifichino l’innovazione come sinonimo di mera riorganizzazione interna.
Nell’ambito del welfare si è riscontrata la presenza di processi di programmazione territoriale partecipata, in cui il terzo settore prende parte alla programmazione e assume responsabilità sulla realizzazione delle azioni che ne derivano; si sono evidenziati casi in cui la strategia di intervento evolve in modo innovativo verso la prevenzione o verso il coinvolgimento diretto delle comunità locali, come nel caso di gruppi di genitori che gestiscono servizi per l’infanzia o spazi aggregativi per giovani. Si sono constatati casi in cui il tessuto associativo è al centro di azioni innovative e si è attivato per realizzare servizi di interesse della comunità locale in molti campi, dalla sicurezza urbana al riuso di edifici pubblici dismessi, dai servizi per anziani al contrasto della povertà. Sono inoltre state individuate alcune iniziative di welfare aziendale. In generale, si sono documentate numerose esperienze che testimoniano la capacità del welfare locale di dare risposte concrete ai problemi emergenti.
Le iniziative che rispondono a bisogni nel campo abitativo sono forse meno numerose che in altri contesti territoriali, ma mettono in mostra caratteri di sicuro interesse. Si tratta in alcuni casi di interventi che inseriscono la risposta al bisogno abitativo entro percorsi di reinserimento sociale; si è sottolineata l’attenzione dedicata alla ricerca di soluzioni ispirate a criteri di mix sociale, per evitare di creare contesti connotati dall’emarginazione. Vi sono esempi in cui la soluzione abitativa è inserita in una scelta di reciprocità e solidarietà e altri che riguardano interventi di intermediazione sociale all’abitare in cui organizzazioni di terzo settore ricoprono in sostanza un ruolo di garanzia basato sulla fiducia loro accordata dalla comunità locale, per assicurare l’accesso alla casa anche a fasce che spesso ne restano escluse.
Infine si sono presentati alcuni casi innovativi nei campi dell’istruzione e formazione. Si tratta di innovazione nella didattica basata su progetti formativi innovativi e laboratori, di situazioni in cui le istituzioni hanno mostrato la capacità di mettersi in rete per affrontare insieme questioni quali il contrasto alla dispersione scolastica, l’orientamento dei giovani o ancora di esperienze di connessione tra scuola e aziende. Il contrasto all’abbandono scolastico è anche affrontato offrendo ai ragazzi con disagio conclamato opportunità di formazione parallele a quelle scolastiche e comunque tentando di proporre attività dentro la scuola che contengano il più possibile la dispersione. Vi sono esperienze innovative che riguardano la transizione scuola-lavoro, che vanno dagli stages a vere e proprie sperimentazioni di attività produttive. Infine si sono evidenziati progetti che mirano a coinvolgere i genitori nelle attività scolastiche, alcuni dei quali mirano a progetti di integrazione familiare dei genitori di bambini stranieri. L’esame di questi quattro ambiti non risulta certo esaustivo, ma consente di individuare alcuni nodi problematici che si propongono alla riflessione dei soggetti, come la Fondazione CRC, che desiderano operare per rafforzare l’innovazione sociale sul territorio; in particolare si evidenzia l’opportunità di concentrare gli sforzi su questioni che risultino prioritarie sulla base delle analisi disponibili, di connettere pratiche innovative pubbliche e della società civile, di privilegiare l’innovazione che mira a coinvolgere effettivamente i destinatari nella programmazione e gestione delle azioni e di volgere lo sguardo ad altri contesti territoriali per riflettere sulla possibilità di sostenere la diffusione di buone pratiche sul territorio cuneese.


















