L’industria dei contenuti digitali
Ad oggi, le strategie regionali di sostegno all’innovazione, si sono articolate, privilegiando nella sostanza due aspetti, peraltro ampiamente accreditati nella letteratura specialistica: a) il trasferimento delle conoscenze scientifiche e del progresso tecnico, tipicamente, dai laboratori di ricerca e dall’università al mondo delle imprese; b) la creazione di luoghi/ambienti organizzati capaci di favorire e sostenere nel tempo tale trasferimento relativamente, inoltre, alle esigenze ed alle caratteristiche proprie dei territori ospitanti.
Anche per il Piemonte l’industria dei contenuti digitali rappresenta, limitatamente almeno al sistema economico-produttivo, uno dei nuovi settori economici su cui puntare e le cui sfide innovative, anche alla luce della crisi recente, si declinano rispetto a tutti gli aspetti appena menzionati. Queste, infatti, sollevano una serie ampia di questioni che toccano il trasferimento del progresso tecnico e scientifico veicolato tramite la digitalizzazione, l’esistenza di opportuni radicamenti territoriali del tessuto produttivo che potrebbe esserne più direttamente interessato, la disponibilità di competenze tecniche adeguate nello sviluppare e commercializzare i nuovi prodotti, le capacità finanziarie ed organizzative dell’apparato produttivo esistente, l’esistenza di un contesto infrastrutturale (servizi ed applicativi ICT) e regolamentativo (normativa sui diritti di autore..) adeguati.
Nel fornire una ricognizione analitica del profilo del settore in Piemonte, questo testo si propone di fare un’istruttoria sulla situazione regionale, finalizzata anche ad individuare gli approfondimenti analitici futuri che andrebbero realizzati per sostenere l’intervento pubblico.
L’inesistenza di una definizione consolidata del settore dell’industria dei contenuti digitali ha suggerito l’opportunità di organizzare il contributo in due parti principali.
La prima presenta un’analisi sintetica per il Piemonte, fornendo una definizione analitica del settore e utilizzando tutte le fonti statistiche secondarie oggi disponibili per la sua misurazione.
La seconda contiene un’investigazione qualitativa in ordine allo stato attuale del settore, quale percepita da alcuni soggetti, che, con ruoli diversi, sono protagonisti del processo attuale di sviluppo il Piemonte
L’analisi condotta mostra una forte eterogeneità del settore in regione. Se alcuni sottosettori quali il video e l’audio sono forzatamente (a causa dell’evoluzione tecnologica) già digitalizzati, è molto più difficile capire quanta parte della pubblicazione online e dei contenuti misti si è già orientata verso la digitalizzazione.
Questo trova conferma nel fatto che nel complesso, i dati aggregati dei settori piemontesi della filiera (soprattutto quelli relativi al valore della produzione) non rispecchiano la crescita rilevata nel mercato italiano del digitale ( 19,7% tra il 2006 e il 2007 e del 18,9% tra il 2007 e il 2008). I motivi potrebbe essere duplici: a) le difficoltà delle imprese piemontesi a conquistare fette di questo mercato nazionale in forte crescita, e b) il ritardo delle imprese a completare il salto della digitalizzazione dei contenuti.
Si rileva peraltro che i sottosettori per i quali la regione appare più debole dal punto di vista produttivo – quelli della musica e dei videogiochi - sono quelli dove, secondo alcuni studi, la crescita dell’importanza dei contenuti digitali sarà più forte. Per contro, il sottosettore meglio rappresentato nella struttura produttiva regionale, quello dell’online publishing appare quello nel quale la crescita del mercato digitale è più debole.
Passando poi all’analisi dei punti di debolezza del settore a livello nazionale e locale, si può fare riferimento ai nodi critici evidenziati in “L’industria dei contenuti digitali” 2009. Si tratta per quanto riguarda l’offerta di contenuti digitali della limitatezza del mercato dovuta al dato linguistico, della circolazione bloccata dei contenuti, della difficile valorizzazione del diritto d’autore, della sottocapitalizzazione dell’industria.
Da questo punto di vista il Piemonte sembra soffrire di un problema nazionale per quanto riguarda le posizioni di monopolio e oligopolio in alcuni media (cioè la circolazione bloccata dei contenuti), per il problema linguistico e per la difficile valorizzazione del diritto d’autore (difficoltà peraltro diffuse in molti paesi europei).
Per quanto riguarda la sottocapitalizzazione, problema evidenziato a livello europeo anche in “Acces to capital for the content industries” (2000), le imprese piemontesi non sembrano sempre soggette a questo tipo di problema se la comparazione (come si è fatto in questo lavoro) è svolta rispetto a quelle analoghe italiane ma c’è il forte dubbio che ciò invece sia vero se la comparazione venisse svolta rispetto ai competitor europei e americani.
Qualsiasi intervento pubblico sul settore ha comunque un prerequisito: un approfondimento volto a colmare il gap conoscitivo sulle necessità degli operatori economici del settore.
A tal fine, si propongono tre linee di approfondimento che hanno origine da tre considerazioni sulla contemporaneità e globalità del settore in oggetto.
In primo luogo, il mercato dei contenuti digitali è un mercato globale a coda lunga. Ciò significa, da un lato, la possibilità di avere numerosissime nicchie, dall’altro, l’obbligo di avere pochissimi global player. In altre parole, in questo tipo di mercati è molto più facile creare una nicchia ma è molto più difficile diventare “mainstream” e soprattutto non esistono vie di mezzo.
Occorre allora capire, per ciascun sottosettore della produzione di contenuti digitali, quali possano essere le nicchie obiettivo delle imprese piemontesi e quali saranno gli ostacoli al passaggio dalle nicchie all’essere global player.
In secondo luogo, in questi mercati i modelli di business si evolvono a una velocità paragonabile a quella della tecnologia. Ciò, per le politiche pubbliche, implica un problema in più: se in altri settori è difficile giungere all’identificazione del modello di business da supportare, in questo caso è quasi certo che, se anche si arrivasse a definirlo, questo “scadrebbe” subito dopo l’inizio dell’attuazione delle politiche. Allora è necessario approfondire lo sviluppo di strumenti di intervento pubblico che lascino agli operatori economici più informati (imprese ma anche università, ecc.) la scelta del modello di business senza però perdere il ruolo di governance regionale.
Il terzo ed ultimo approfondimento consigliato riguarda non tanto gli strumenti di supporto economico diretto (di cui si è appena fatto cenno) ma piuttosto quelli di supporto alla competitività del territorio.


















