IRES Piemonte -Ricerche Economiche e Sociali

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Le imprese dei settori tradizionali di fronte alla crisi

Le domande alle quali la ricerca ha cercato infine di rispondere: qual era il quadro del sistema delle Pmi nei settori considerati alla vigilia della crisi (azioni intraprese e performance ottenute)? Quali sono le imprese più colpite dalla crisi? Quali sono le prospettive nell’orizzonte dei prossimi anni? Quali sono le strategie/azioni che le imprese mettono in campo? Quali le indicazioni per le politiche industriali? L’indagine diretta si è svolta nel l’inverno 2009-2010 quando l’allentamento della morsa della crisi iniziava a manifestarsi.

L’indagine ha evidenziato una porzione del tessuto produttivo che ha avuto performance apprezzabili nel periodo antecedente la crisi, sebbene non in tutti i settori. A fronte di andamenti positivi per l’alimentare e i sistemi per produrre, i prodotti per la casa denotano una situazione nel complesso più stabile, e il tessile-abbigliamento riflette una dinamica di progressivo ridimensionamento. Una situazione confermata anche dall’analisi dei bilanci delle imprese di questi settori nel periodo 2005-2008, condotta sulla base del campione contenuto nella base dati Aida.
Queste dinamiche si sono realizzate, tuttavia, in un contesto di selettività, che premiava le imprese più strutturate sotto il profilo occupazionale ed organizzativo.

Il panorama industriale si è caratterizzato per un apprezzabile dinamismo degli investimenti, mirati a rafforzare la qualità dei prodotti e l’organizzazione della produzione – quindi concentrati sul tradizionale punto di forza delle Pmi piemontesi - mentre meno rilevante sembra il rafforzamento di altre aree aziendali che rappresentano importanti fattori di competitività. Modesta appare l’internazionalizzazione della produzione, piuttosto rilevante nel caso dell’export, ma poco diffusa per quanto riguarda l’outsourcing internazionale o gli investimenti all’estero, pur tenendo conto delle dimensioni delle imprese dell’indagine. Paiono limitate le esperienze di consolidamento strutturale delle imprese attraverso rari episodi di superamento del modello ‘familiare’, con alcune eccezioni fra le imprese di dimensioni maggiori.
La crisi ha colpito in modo non uniforme: più di un terzo delle intervistate dichiara effetti relativamente contenuti grazie alla dimensione aziendale, l’operare in determinati settori meno esposti. più legati alla domanda finale oppure di nicchia, situazioni che più frequentemente si offrono come fattori stabilizzanti. In generale i settori più colpiti sono il tessile-abbigliamento, che già prima della crisi soffriva di un ridimensionamento strutturale, e il comparto dei sistemi per produrre, interessato dal generalizzato calo degli investimenti, che si caratterizza all’interno del ciclo economico per maggiore profondità e lunghezza rispetto agli altri beni, e dalla forte dipendenza di questo settore dai contraccolpi che si producono all’interno delle catene di fornitura.

Le performance precedenti la crisi hanno agito in senso favorevole aumentando la resistenza alle imprese. La domanda estera può inoltre essere elemento importante per l’uscita dalla crisi, come già in altri fasi recessive.
L’uscita dalla crisi non è ancora a portata di mano, sebbene nel 2010 per molte imprese si prospetti un netto recupero dell’attività produttiva. La divaricazione nelle previsioni, non solo fra i settori, ma anche all’interno dei settori e fra piccole imprese in difficoltà e medie imprese con prospettive più favorevoli, fa ritenere ulteriori, intensi processi selettivi.
La domanda nei settori in questione è soggetta ad un processo di erosione da parte soprattutto delle economie emergenti, ma vi è anche consapevolezza che con strategie opportune le produzioni locali potranno avere una prospettiva di mercato.

Le strategie delle imprese, anche quando non si sconti un’ulteriore caduta della domanda, sono messe in difficoltà soprattutto dall’incertezza delle prospettive e rende più difficoltose le azioni orientate al superamento delle difficoltà peraltro caratterizzate da dinamismo reattivo.
Le indicazioni sulle politiche industriali che provengono dalle imprese insistono su due elementi cruciali in relazione al forte peggioramento dei bilanci aziendali e alle difficoltà di ricorso al credito: abbattimento degli oneri fiscali e sostegno al finanziamento degli investimenti e al fabbisogno finanziario, anche corrente.

A conclusione degli elementi risultanti dall’indagine, pur in una situazione di estrema incertezza, nel complesso si delinea un quadro critico e preoccupato ma non disastroso. Nonostante le difficoltà di questa congiuntura le imprese dei settori indagati dichiarano prospettive di mantenimento dei livelli produttivi, seppur in complessivo ridimensionamento. I fattori di forza usuali, che hanno costruito il successo di queste imprese ed al miglioramento organizzativo, aspetti sui quali sembrano esservi debolezze non irrilevanti e sulle quali le politiche industriali, in un’ottica di prospettiva oltre la crisi, dovranno esercitare i loro sforzi.

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